Pioniere. Marisa Bellisario, l’avventura del successo

Considerata la prima grande manager italiana, Marisa Bellisario riuscì ad arrivare alla guida di una importante impresa come l’Olivetti con le sue forze e senza tradire se stessa. La tecnologia, amava raccontare, è il migliore alleato che una donna possa avere

“Ho scelto un vestito di vigogna grigia, il meno appariscente possibile, appena ravvivato dalle pieghe della gonna, ma forse è ancora troppo squillante la mattina di fine autunno 1959 in cui entro alla Olivetti di Torino, dalle parti di piazza Solferino, per il colloquio di selezione”. È il debutto di Marisa Bellisario, narrato nell’autobiografia che pubblicherà oltre 25 anni più tardi, nell’ambiente severo delle aziende italiane di allora. Il colloquio ha successo; il lunedì successivo la giovane neoassunta comincia il corso di formazione a Milano, dove la Olivetti sta muovendo i suoi primi passi nell’elettronica, un settore dominato dagli ingegneri e reputato ‘da uomini’. Lì Marisa Bellisario inizierà la sua rapida carriera, che la porterà ad essere la prima grande donna manager italiana.

Nata a Ceva, una piccola città in provincia di Cuneo, il 9 luglio 1935, da una famiglia della media borghesia, Marisa Bellisario frequenta la facoltà di Economia e Commercio di Torino, dove si laurea nel 1959. In Olivetti dà prova di energia e di talento nella pianificazione dei prodotti, attirando l’attenzione dei suoi capi, fra i quali spiccano alcuni storici protagonisti dell’industria elettronica italiana, come Ottorino Beltrami ed Elserino Piol, che non esitano ad affidarle responsabilità che in genere erano riservate ai maschi. “Un giorno – scrive Marisa Bellisario – un collega mi dice: Tu non hai problemi. Perché? Come donna non diventerai mai dirigente, quindi nessuno vede in te un concorrente. Sono diventata dirigente molto prima di lui”.

Quando nel 1964 la Olivetti cede la divisione elettronica alla General Electric, Marisa Bellisario entra nella conglomerata americana, dove contribuisce a sviluppare il computer GE 115, derivato dall’Olivetti Elea 4001, il primo elaboratore elettronico italiano. Alle riunioni americane della General Electric, dove è in genere l’unica donna in sala, gli oratori si abituano a esordire con un “Marisa and gentlemen“.

Sia in America, sia in Italia, l’insolita dirigente si scontra con le avance inopportune dei colleghi e i rimproveri dei capi, turbati dalla sua disinvoltura. “[M]i criticano perché mi trucco gli occhi, tingo i capelli biondo platino, porto la minigonna e gli hot pants, cambio pettinatura, metto i pantaloni e scelgo gioielli strani e spiritosi […]. La lista delle cose che, secondo loro, un dirigente donna non deve fare è infinita. Credo si riassuma nella regola che un dirigente non deve essere donna e se, per disgrazia, lo è deve nasconderlo il più possibile. Il mio modo di essere donna è, secondo loro, inadatto a un manager e potrebbe rivelarsi negativo per la mia carriera”.

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